Scegliere musica per il negozio di abbigliamento

Musica per negozio di abbigliamento: in store radio, playlist da negozio e altro

Proviamo a fare un riassunto delle varie soluzioni a disposizione per diffondere musica per negozio di abbigliamento. Prima, però, vediamo perché è importante e che caratteristiche dovrebbe avere.


SCALETTA

1.Il giusto sottofondo agli acquisti

Esiste una specifica musica per negozio di abbigliamento? E soprattutto, ha davvero importanza che esista? Pare proprio di sì. In tutti i settori del retail, l’importanza del giusto sottofondo alle esperienze di shopping è acclarata. Gli studi indicano che può incrementare tra il 5 e il 10% gli acquisti. D’altra parte, non è soltanto un discorso del “dare un tono all’ambiente”: nell’ottica del marketing emozionale, anche il suono ha la sua importanza.

I più sofisticati parlano di sound design per qualificare l’esperienza sonora che un punto vendita vuole fornire ai propri utenti. In questo senso, il semplice sottofondo musicale diventa music design, un percorso sonoro che qualifica lo spazio del negozio. Magari si può scegliere una determinata soundtrack per una stanza e una colonna sonora diversa per un’altra, in base all’arredamento e ai prodotti esposti.

Certo, in fin dei conti un negozio di abbigliamento non è una spa, e in molti casi non si può andare troppo per il sottile. Pure, affidarsi solo alle ultime hit di Giusi Ferreri per stimolare l’esperienza d’acquisto può non essere la scelta migliore.
È una questione, del resto, che non riguarda solo i clienti: basta provare quella playlist techno che vi piace tanto sui commessi e osservare le loro reazioni. Un ambiente in cui è piacevole curiosare, fare acquisti, ma anche lavorare passa insomma anche per la sua colonna sonora.
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2.L’identità musicale del negozio

Come nei poemetti zen che si chiedevano qual è il suono di una sola mano, proviamo allora a chiederci: qual è il suono di un Gucci store? Quale quello di un negozietto vintage, e quale invece l’identità sonora di un atelier di moda sposa? Per ciascuno di questi avrete sicuramente in mente una determinata musica, o comunque un’atmosfera. Insomma, nello scegliere la musica per negozio di abbigliamento ha importanza tanto il tipo di abbigliamento, quanto il marchio che lo produce.

L’hanno capito da tempo le firme più famose, che non a caso hanno un rapporto privilegiato con musica e musicisti: ma non si tratta soltanto di sfilate o di influencer. Le selezioni musicali diventano caratteristiche anche dei negozi, ne definiscono l’atmosfera, ciò che ci si deve aspettare una volta entrati. Non solo Gucci, ma anche firme più popular come Zara hanno allora le loro playlist su Spotify, a volte organizzate per tema o collezione. In sostanza, la musica definisce parte della brand identity, e se questo è vero per i marchi lo è anche per il negozio.
Da ciò deriva che in un negozio di abbigliamento sportivo musica rilassante, o l’ultima romanza di Bocelli, non va proprio benissimo. Per altri versi, la trap in una boutique di moda sposa è generalmente controindicata (a meno che non si cerchi l’effetto straniante…).

Di seguito, una playlist dall’account Spotify di Gucci.

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3.Musica per la gente: il suono dei commessi e quello dei clienti

Come si diceva, i soggetti coinvolti nel discorso sono (almeno) due: i clienti e i commessi. Trasmettere musica per negozio di abbigliamento implica quindi trovare una sorta di accordo sindacale tra le due parti.

I clienti hanno l’ultima parola, è vero, ma i commessi rimangono (generalmente) più a lungo in negozio e sono lì per lavoro, quindi è bene che si trovino a loro agio. Insomma, occorre trovare il giusto equilibrio tra le esigenze delle due parti in causa. Un cliente che chiede di abbassare il volume non va bene, ma non vanno neppure i musi lunghi dei commessi all’ennesima nenia smooth jazz in scaletta.

Un primo compromesso va raggiunto sul volume della selezione musicale. Un negozio non è una discoteca: generalmente il volume non dovrebbe sovrastare il suono delle conversazioni. In linea di massima, quindi, un sottofondo gradevole ma non invadente, che si faccia notare ma non costringa ad alzare la voce.

Una musica a volume più alto del parlato è in effetti usato nei fast food perché favorisce il ricambio dei tavoli: appunto, spinge a non fermarsi troppo nel locale. Traete ora le giuste conclusioni per il vostro negozio. Una curiosità: riporta Il Post che in Cina un brano del sassofonista Kenny G (genere jazz fusion) è un segnale sottinteso che il locale è in chiusura.
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4.Musica per l’abbigliamento: quanto conta e come impostarla

Da quanto detto in precedenza, possiamo già trarre alcuni indicazioni di massima in materia di musica per negozio di abbigliamento.

  • La colonna sonora deve intonarsi all’identità del negozio. Ciò riguarda non solo il tipo di prodotti in vendita o il marchio, ma anche lo spazio fisico del locale.
    La musica deve riuscire a mettere d’accordo chi entra per fare acquisti e chi invece lavora lì. Quindi un giusto compromesso nella scelta del tappeto sonoro.
    I suoni devono accompagnare l’esperienza del cliente (e il lavoro dei commessi) in maniera discreta. Vivacità e personalità sì, ma poca caciara. Il discorso è differente, naturalmente, in caso di eventi speciali, aperture straordinarie o altre situazioni sub normae.

Che altro aggiungere? Beh, c’è molto altro ancora da decidere. Se l’obiettivo sono gli acquisti non si pensi solo alla musica di sottofondo, ma anche alle promozioni. Ci sono soluzioni ad hoc per le pubblicità, ne parleremo tra poco; qui sottolineiamo invece il ruolo della musica nell’orientare le scelte di acquisto. È stato visto e sperimentato che funziona con i vini: una colonna sonora ad hoc poteva indirizzare in modo deciso, per esempio, ai vini francesi. Perché non può essere valido per quegli accessori così 80s-style che volete promuovere?

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5.Diritto alla musica: royalties e royalty free

Stabilita quindi l’importanza della musica per negozio di abbigliamento, e trovato un accordo di massima sull’ambiente da creare, va visto concretamente come muoversi.

Già, perché non basta collegare lo smartphone all’impianto stereo e mandare le proprie selezioni. Ci sono regolamenti e norme da seguire che chi lavora nei punti vendita probabilmente già conosce da tempo. I negozi più grandi e i franchising decidono generalmente “a monte”, chi ha maggiore autonomia deve comunque seguire alcune regole.
In primo luogo c’è la questione dei diritti d’autore. La diffusione di musica in negozio è soggetta infatti non a una, ma a ben due tipi di licenze. Oltre alla ben conosciuta SIAE, c’è infatti la licenza SCF che tutela non la composizione musicale ma la sua registrazione. In pratica l’etichetta discografica che ha registrato e pubblicato il brano. La licenza SCF viene corrisposta in base ai metri quadri del locale e in funzione della tipologia di esercizio commerciale.

Per eseguire le hits del momento vanno quindi tenute in considerazione le royalties da corrispondere. L’alternativa sono le playlists royalty-free, con brani non coperti da diritto d’autore in genere di artisti indipendenti. Selezioni che magari non comprendono i tormentoni del momento, ma possono comunque avere ottima qualità.
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6.In store radio, playlist su misura e altre soluzioni

Veniamo allora alle soluzioni concrete per diffondere musica per negozio di abbigliamento. Si possono sostanzialmente dividere in due gruppi, “chiavi in mano” e su misura.

Le soluzioni del primo tipo sono forse più pratiche e spesso più economiche. Si paga un canone mensile, che comprende anche la quota per i diritti d’autore, e si accede al catalogo del servizio. Generalmente il sistema è in streaming, e questo è un dato da considerare. La qualità della trasmissione può infatti risentire della velocità di connessione o della condivisione della banda con altri servizi (per esempio con l’utilizzo di gestionali in cloud).

Rientrano nella categoria “chiavi in mano” servizi quali Soundtrack your brand, affiliato a Spotify. Garantisce l’accesso a un esteso catalogo di brani (sì, anche le hit di stagione) e permette un certo livello di personalizzazione. Il canone mensile si aggira sui 27€. Soluzione chiavi in mano, a canone ma decisamente più abbordabile, è poi Jamendo. In questo caso la musica è suddivisa in canali radio e non è coperta da diritto d’autore. Il prezzo di abbonamento varia in funzione della superficie del locale: per un’estensione compresa tra i 50 e i 100 mq2 siamo sugli 8€ mensili.
Servizi su misura sono invece quelli che adattano la colonna sonora allo spazio specifico, inserendo anche spot e jingles. In questi casi è prevista la consulenza di personale specializzato, tipicamente un sound designer, per studiare lo spazio e l’attività e quindi calibrare la proposta ad hoc.
Rientrano in questa categoria i servizi di molte radio in-store, per esempio MCube e MyRadio Store.
In diversi casi questi servizi possono funzionare anche offline con soluzioni hardware dedicate, senza quindi togliere banda ad altri servizi. I costi sono naturalmente più alti e vengono stabiliti a preventivo. Le possibilità di personalizzazione sono decisamente più ampie, anche per la scelta di materiale promozionale.
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Musica-da-negozio

A volte la musica di sottofondo non è delle più adatte…

7.Marketing esperienziale con la musica: le nuove soluzioni

Dalla musica di sottofondo, la Muzak come veniva chiamata anche con un po’ di disprezzo in passato, al sound design. Lo spazio concesso a questo aspetto della gestione di un’attività commerciale è sicuramente aumentato, e con esso crescono anche le idee per usarlo nel modo migliore. Concludiamo quindi questa breve guida alla giusta musica per negozio di abbigliamento con alcune soluzioni più sofisticate. Parliamo di servizi del genere di TailorRadio, che sfruttano le potenzialità dell’IoT per modulare i suoni del negozio (e molto altro) in funzione della clientela. In generale, due direzioni futuribili sono:
1. l’integrazione del suono agli altri stimoli sensoriali per creare esperienze di shopping realmente immersivo;
2. la personalizzazione della customer experience anche nel suono grazie alla raccolta dati.
La nuova vita del punto vendita fisico passa insomma anche per la creazione di un ambiente riconoscibile e stimolante. Musica e suoni sono sicuramente parte rilevante nella creazione dell’identità del negozio e nella definizione della customer experience. Le soluzioni sono molte e variano in funzione del budget, ma in generale si può affermare che la giusta musica per negozio di abbigliamento è quella che meglio ne interpreta la personalità. Facile, no?
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